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Normativa di adozione in Colombia

 

Le principali norme che regolano l’adozione sono:


- Costituzione Politica della Colombia, art. 44.
- Legge 75 del 1986, art. 27 e 28; Legge 07 del 1979, art. 21.
- Decreto 2737 del 1989 (Codice dei Minori), Sezione Quinta: dell’Adozione (articoli dall’88 al 128).
- Risoluzione 1267 del 1994.
- La Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino e la Convenzione relativa alla Protezione
dei minori e cooperazione in materia di adozione internazionale sottoscritta a L’Aja nel maggio del 1993. L’ente nazionale che si occupa delle adozioni in Colombia è l’ICBF (Istituto Colombiano de Bienestar Familiar).

 

Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989

Si riportano di seguito alcuni articoli della Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo, correlati alla materia dell’adozione internazionale, tratti dalla traduzione della Convenzione riportata nella legge 27 maggio 1991, n. 176 Ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989

(Pubblicata nella Gazzetta ufficiale 11 giugno 1991, n. 135, S.O.).

 

Art. 7

Il fanciullo e registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.

Gli Stati parti vigilano affinche questi diritti siano attuati in conformita con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se cio non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

 

Art. 8

Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identita, ivi compresa la sua nazionalita, il suo  nome e le sue relazioni familiari, cosi come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali. Se un fanciullo e illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identita o di alcuni di essi, gli Stati parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinche la sua identita sia ristabilita il piu rapidamente possibile.

 

Art. 12

Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua eta e del suo grado di maturita. A tal fine, si dara in particolare al fanciullo la possibilita di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.

 

Art. 20

Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del suo ambiente familiare oppure che non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato. Gli Stati parti prevedono per questo fanciullo una protezione sostitutiva, in conformità con la loro legislazione nazionale. Tale protezione sostitutiva può in  particolare concretizzarsi per mezzo dell’affidamento familiare, della Kafalah di diritto islamico, dell.adozione o in caso di necessità, del collocamento in adeguati istituti per l’infanzia. Nell.effettuare una selezione tra queste soluzioni, si terrà debitamente conto della necessit à di una certa continuità nell.educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica.

 

Art. 21

Gli Stati parti che ammettono e/o autorizzano l.adozione, si accertano che l.interesse superiore del fanciullo sia la considerazione fondamentale in materia, e:

a) Vigilano affinché l.adozione di un fanciullo sia autorizzata solo dalle Autorità competenti le quali verificano, in conformità con la legge e con le procedure applicabili e in base a tutte le informazioni affidabili relative al caso in esame, che l.adozione può essere effettuata in considerazione della situazione del bambino in rapporto al padre e alla madre, genitori e tutori legali e che, ove fosse necessario, le persone interessate hanno dato il loro consenso all.adozione in cognizione di causa, dopo aver acquisito i pareri necessari;

b) Riconoscono che l.adozione all.estero può essere presa in considerazione come un altro mezzo per garantire le cure necessarie al fanciullo, qualora quest.ultimo non possa essere affidato a una famiglia affidataria o adottiva oppure essere allevato in maniera adeguata nel paese d.origine;

c) Vigilano, in caso di adozione all.estero, affinché il fanciullo abbia il beneficio di garanzie e norme equivalenti a quelle esistenti per le adozioni nazionali;

d) Adottano ogni adeguata misura per vigilare affinché, in caso di adozione all.estero, il collocamento del fanciullo non diventi fonte di profitto materiale indebito per le persone che ne sono responsabili;

e) perseguono le finalità del presente articolo stipulando accordi o intese bilaterali o multilateralerali a seconda dei casi, e si sforzano in questo contesto di vigilare affinché le sistemazioni di fanciulli all.estero siano effettuate dalle autorità o dagli organi competenti.

 

Art. 25

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo che è stato collocato dalleAutorità competenti al fine di rice- 219 vere cure, una protezione oppure una terapia fisica o mentale, il diritto a una verifica periodica di detta terapia e di ogni altra circostanza relativa alla sua collocazione.

 

Art. 35

Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire il rapimento, la vendita o la tratta di fanciulli per qualunque fine e sotto qualsiasi forma.

 

I diritti dei bambini sono stati definiti a livello internazionale in diversi momenti ed atti internazionali:

 

la Dichiarazione di Ginevra del 1924 in cui l'Assemblea ha approvato i Diritti del Fanciullo.

la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata e proclamata il 10 Dicembre 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo fatta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 20 Novembre 1959.

il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (art.24) adottato dall'Assemblea Generale dell'ONU il 16 Dicembre 1966 ed entrato in vigore il 23 Marzo 1976. Reso esecutivo in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 ed entrato in vigore per l'Italia il 15 Dicembre 1978.

il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (art.10) dottato dall'Assemblea Generale dell'ONU il 16 Dicembre 1966 ed entrato in vigore il 3 Gennaio 1976. Reso esecutivo in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 ed entrato in vigore per l'Italia il 15 Settembre 1978.

 

la Convenzione sui diritti dell'Infanzia firmata a New York il 20 novembre del 1989. Questa Convenzione rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'Infanzia. Costituisce uno strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano. L'Italia ha ratificato la Convenzione il 27 Maggio 1991 con la legge n.176.

 

la Convenzione dell'Aja sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale firmata all'Aja il 29 Maggio 1993. Con questa Convenzione gli Stati firmatari riconoscono all'adozione internazionale la potenzialità di offrire l'opportunità di una famiglia permanente a quei minori per i quali non può essere trovata una famiglia idonea nel loro Stato di origine. Sono stabilite le misure tali per cui le adozioni internazionali siano condotte nell'interesse superiore del minore e nel rispetto dei suoi diritti fondamentali.

 

Diritto Internazionale

ratifica della Convenzione De L’Aja # 33 del 29.05.93 il 13 luglio 1998 entrata in vigore il 1 novembre 1998 
Normativa di riferimento
Convenzione de L’Aja del 29 maggio 1993 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale;
Codice Colombiano dei Minori: decreto legge n. 2737 del 27 novembre 1989, art. 88-128.

Requisiti previsti per gli adottanti previsti dalla legislazione interna

  • Possono adottare tutte le persone maggiori di 25 anni di età, che abbiano almeno 15 anni più dell’adottato che possono provare le proprie attitudini fisiche, mentali, morali e sociali per accogliere il minore;
  • Possono adottare le coppie sposate non separate (senza condizioni di durata del matrimonio);
  • La presenza di figli legittimi, naturali o adottivi da parte degli adottanti non è di ostacolo all’adozione di minori colombiani;
  • Le autorità colombiane ritengono che l’adozione di una coppia di fatto sia di pregiudizio all’interesse del minore. Solamente i fascicoli relativi alle richieste di persone che vivono sole o di una coppia regolarmente coniugata possono essere presi in considerazioni dai colombiani;

Requisiti relativi all’adottando

  • Solo un minore di anni 18 può essere adottato;
  • I minori possono essere adottati solo se dichiarati in stato di abbandono oppure se i genitori naturali o il tutore legale hanno prestato validamente il proprio consenso all’adozione;
  • tale consenso all’adozione non può essere prestato a favore di una famiglia che ha avuto precedenti contatti con il minore o nei confronti di un bambino non ancora nato;
  • L’adozione può essere revocata nel termine di un mese;

Forma della decisione:
E’ una decisione giudiziaria

Effetti della decisione:

Rottura dei legami tra l’adottato e la famiglia di origine;

Creazione di un legame di filiazione con la famiglia adottiva;

Irrevocabilità;

Il minore conserva la nazionalità di origine (la doppia nazionalità è riconosciuta dalle autorità colombiane).

 

I diritti del bambino e la convenzione dell’Aja.

Le domande di adozione internazionale sono cresciute dal 1994 al 1999 da 6.007 a 38.119 su un totale di domande rispettivamente di 13.676 e 90.044. Negli stessi anni i decreti definitivi di adozione internazionale sono passati da 1.712 a 12.981 su un totale rispettivamente di 2.463 e di 18.279.

In termini percentuali le domande di adottare un bambino straniero incidevano sul totale nel 1994 per il 43,9% mentre nello stesso anno ne venivano accolte in misura del 69.5% rispetto a quelle di adozione di un bambino italiano. Il trend si e’ mantenuto fino al 1999 in cui la percentuale di decreti di adozione di bambini provenienti dall’estero era il 71% del totale.

Per quanto riguarda il vigore della nuova legge i dati disponibili attengono alle autorizzazioni all’ingresso di minori stranieri concesse a partire dal 16 novembre 2000, giorno successivo alla pubblicazione in G.U. dell’Albo degli enti autorizzati che ha reso concretamente applicabile la nuova normativa in esame, fino al 30 giugno 2001.

Le richieste sono state presentate da 1.084 coppie e hanno riguardato 1.235 bambini quindi 1.1 per ogni coppia, ne sono state accolte 1.233.

Per quanto riguarda la provenienza, i due terzi dei bambini proviene da paesi che non hanno ratificato la Convenzione.

Ai primi cinque posti della graduatoria ci sono paesi dell’est, in quest’ordine: Russia (17,7%), Ucraina (16,8%), Romania (12,6%), Bulgaria (12,6%) e Bielorussia (8,7%).

Altri paesi dai quali proviene un numero non marginale di bambini adottati sono: l’Iindia (8,3%), la Colombia (7,5%) e il Brasile (6%).

Se adottare un bambino nato al di fuori dei confini nazionali e’ certamente piu’ agevole le ragioni sono facilmente intuibili.

Discendono dal divario incolmabile che separa il nostro paese e i pochi altri industrializzati e inseriti al vertice del sistema “globalizzato” da quelli del terzo mondo con tutti i loro problemi.

Gli abbandoni dell’infanzia, soprattutto alla nascita, sono in Italia non piu’ di poche centinaia all’anno, statisticamente quasi insignificanti seppure intollerabili. Nei paesi del terzo mondo o dell’est europeo sono purtroppo un’abitudine diffusa.

Le condizioni di indigenza delle famiglie piu’ povere raggiungono in quei paesi livelli tali da considerare migliore per i bambini un futuro in una famiglia che li faccia crescere in un paese benestante.

La mancanza di una disciplina organica che operasse a livello internazionale in modo da garantire la legalita’ delle pratiche necessarie a concludere le adozioni, il cosiddetto “fai da te”, non consentiva tuttavia una efficace tutela dei minori rispetto ad un flusso che poteva diventare un mercato sulla loro pelle.

Si trattava di trovare l’accordo tra il maggior numero possibile di Stati in modo da rendere operativo un sistema che offrisse finalmente le maggiori garanzie per il bambino da adottare traducendo in concreto il “superiore interesse del minore” consacrato quale principio fondamentale secondo lo spirito della Convenzione ONU 1989 sui diritti del fanciullo.

L’accordo in questione e’ la “Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione” siglata a L’Aja il 29 maggio 1993.

I diritti del bambino sono sanciti nel testo della convenzione attraverso i suoi principi fondamentali.

Abbiamo gia’ accennato al primo: il “superiore interesse del minore” che serve da criterio direttivo per risolvere qualsiasi questione.

Un secondo e’ quello di sussidiarieta’ o residualita’, per il quale il minore non puo’ essere avviato all’adozione se lo Stato d’origine non ha prima senza successo cercato un idoneo affidamento al proprio interno. Si riafferma in tal modo il legame del minore con lo Stato nazionale e l’esercizio della sovranita’ di quest’ultimo nella scelta di come provvedere ad assisterlo.

Il terzo principio fondamentale e’ quello che informa la struttura organizzativa del sistema dell’adozione internazionale e si fonda sulla cooperazione e competenza esclusiva delle Autorita’ centrali istituite presso gli Stati membri, rigettando definitivamente il sistema del “fai da te”.

Nel caso dell’Italia e’ la Commissione per le Adozioni internazionali istituita presso la Presidenza del Consiglio unico organismo deputato alla gestione delle procedure attinenti il reperimento e il trasferimento del minore dallo Stato d’origine allo Stato d’accoglienza prima di essere inserito nella famiglia adottiva.

Il sistema si completa con le competenze degli enti di intermediazione, autorizzati dalla stessa Commissione, che hanno la delega esclusiva per svolgere all’estero l’attivita’ preparatoria e realizzativa dell’adozione internazionale, il raccordo pratico giuridico fra le competenti autorita’ del paese di provenienza del minore e del paese di accoglienza.

Una volta ottenuta la dichiarazione di idoneita’ dal Tribunale per i minorenni i genitori aspiranti adottandi hanno l’obbligo di rivolgersi ad uno di questi enti anziche’ ad intermediari non autorizzati.

Questo consente di evitare l’intervento di speculatori che potrebbero arricchirsi illecitamente gestendo il traffico dei bambini per il loro vantaggio economico mettendo in tal modo in essere una della attivita’ che piu’ ripugna la coscienza collettiva.

La legge di ratifica, 31 dicembre 1998, n. 476 ha previsto sanzioni penali per chiunque svolge pratiche per l’adozione internazionale senza autorizzazione.

La convenzione ha quindi disegnato un sistema coerente volto alla cooperazione fra gli Stati membri in modo da ottenere l’efficacia automatica dei provvedimenti di adozione pronunciati all’estero che rispettino il principio del “superiore interesse del minore”.

Le stesse garanzie, attinenti alle procedure, sono attuate anche con riferimento alle adozioni di bambini provenienti da paesi che non hanno ratificato la Convenzione, come quelli dell’est europeo.

 

I requisiti previsti dalla legge affinche’ ottengano il rilascio dell’autorizzazione da parte della Commissione sono: 

  • la struttura organizzativa adeguata ad operare al di fuori del territorio nazionale
  • la specializzazione del personale addetto allo svolgimento delle pratiche
  • l’assenza del fine di lucro
  • l’assenza di discriminazioni ideologiche o religiose
  • l’impegno a partecipare ad attivita’ di promozione dei diritti dell’infanzia nei paesi d’origine
  • la sede legale in Italia

 

La domanda definita “dichiarazione di disponibilita’”

Nella procedura stabilita dalla nuova legge 184/83 riformata dalla l. 476/98 di ratifica della Convenzione sull’adozione internazionale e nuovamente modificata dalla l. 28 marzo 2001 n. 149, la domanda per la dichiarazione di idoneita’, da presentarsi al Tribunale per i minorenni del distretto dove gli interessati hanno la residenza (art. 29 comma 1) (se residenti all’estero vale il luogo dell’ultima residenza o il Tribunale di Roma), viene definita’ “dichiarazione di disponibilita’”.

Naturalmente il Tribunale e’ obbligato a ricevere e a protocollare tale “dichiarazione di disponibilita’” ma soprattutto e’ obbligato a pronunciarsi con un decreto reclamabile avanti la Corte d’ Appello.

Il Tribunale puo’ pronunciare immediatamente decreto di inidoneita’ “per manifesta carenza dei requisiti” che sono quelli previsti dall’art. 6 della legge 184/83 riformata dalla 149/2001 e cioe’: tre anni di matrimonio o convivenza stabile e continua nel periodo precedente al matrimonio per almeno tre anni accertata dal Tribunale (comma 4), non separazione personale neppure di fatto, effettiva idoneita’ ad educare, istruire e mantenere i minori che si intendono adottare.

Come abbiamo gia’ accennato la nostra legge non ha seguito la Convenzione dell’Aja fino ad ammettere la possibilita’ di adottare in capo ai singles.

L’unico caso in cui questo sarebbe possibile per un cittadino italiano e’ quello di colui che risiede all’estero da almeno due anni e quindi puo’ adottare in base alla legislazione vigente nel suo Stato di residenza; se questa gli consente l’adozione in quanto single il Tribunale per i minorenni italiano deve riconoscerla in base al comma 4 dell’art. 36 della nostra legge “ad ogni effetto” se “conforme ai principi della Convenzione”.

Per quanto riguarda il limite di differenza di eta’ esso e’ stato recentemente innalzato dalla l. 149/2001 che ha modificato l’art. 6 della l. 184/83 fissandolo nel comma 3 ad almeno diciotto anni e a non piu’ di quarantacinque.

Questi stessi limiti sono inoltre ulteriormente superabili qualora dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti evitabile per il minore oppure quando sia superato da uno solo dei coniugi e in misura non superiore a dieci anni ovvero quando i coniugi hanno gia’ almeno un figlio naturale o adottivo di eta’ minore o, infine, quando l’adozione riguardi un fratello o una sorella del minore gia’ dagli stessi adottato.

 

Conclusioni

Fattori di protezione

Abbiamo potuto apprezzare il lavoro svolto sui bambini e sulle bambine dai colleghi colombiani (educatori, psicologi, assistenti sociali), i quali fin dal primo ingresso del minore nelle strutture di tutela implementano un progetto di recupero individualizzato. Progetto che viene puntualmente descritto nella cartella che accompagna il minore e che lo accompagnerà anche nel suo viaggio di adozione consentendo agli  operatori italiani di comprendere con maggiore chiarezza i segnali del bambino.

Fattori di rischio

Non va dimenticato, né sottovalutato, come i minori adottivi provenienti dalla Colombia, provengano nella maggior parte dei casi da situazioni familiari complesse  (noncuranza, maltrattamento, abuso, madri tossicodipendenti o alcoliste, malnutrizioni grave), e come abbiano sperimentato fin dalla prima infanzia situazioni di vita difficili che incidono e incideranno sul loro sviluppo fisico, mentale e relazionale. Non va inoltre dimenticato che molti di questi bambini appartengono ai cosiddetti  “casi speciali”, bambini con più di sette anni, nuclei di 3 o più fratelli, bambini con patologia o abusati.

 

Cosa possiamo fare con le coppie che si avvicinano all’adozione

 Le coppie vanno aiutate a non perdere mai di vista che l’adozione del loro figlio è una tappa altra e in altro luogo della sua vita. I genitori devono trovare il modo di “legare” il presente e il futuro del bambino a ciò che egli ha vissuto prima dell’adozione, in un continuum armonico.

È importante aiutare le coppie a confrontarsi con le storie difficili da cui i loro figli adottivi provengono e che verosimilmente racconteranno loro in tempi molto veloci, poiché questi bambini da sempre portano con sé la conoscenza e la consapevolezza della loro storia.

È inoltre importante aiutarli ad “accogliere”, senza entrare in competizione, anche le persone che hanno amato e curato questi bambini, nella speranza che “il caldo che ha scaldato questi bambini non scotti i genitori adottivi”.

Ora lascerei spazio a Laura De Nobili per presentare meglio la questione legata alla normativa di tutela dei minori e poi a Lauretta Marcato che ci presenterà in modo più approfondito la realtà delle famiglie e dei bambini.