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L’accettazione della diversità e la cura della differenza

 

Come abbiamo già sottolineato, per i bambini stranieri adottati la diversità culturale può essere un ostacolo per l’inserimento nella nuova famiglia. Essi, infatti, anche se arrivati nel nuovo paese molto piccoli, hanno già appreso gli stili di vita, i valori, il metro di giudizio degli eventi e i modi di reagire propri del contesto sociale d’origine, che spesso sono molto diversi da quelli che vengono proposti nel nuovo ambiente. Queste differenze vengono accentuate dalle diverse caratteristiche somatiche dei bambini che appartengono ad un’altra razza. Anche se il bambino cerca di adeguarsi al nuovo stile di vita, il diverso colore della pelle o i diversi lineamenti del viso, lo fanno sentire diverso e, soprattutto, lo fanno apparire diverso agli altri membri della comunità con cui egli viene a contatto ed anche e soprattutto ai propri genitori.

Questa diversità viene accettata dai figli se i genitori dimostrano, sia esplicitamente che implicitamente, di essere sereni di fronte ad essa e se rispondono con sincerità a tutte le domande che i bambini pongono loro senza mostrare imbarazzo o preoccupazione. Non tutte le coppie, però, riescono a staccarsi dal pregiudizio occidentale che è quello di considerare la diversità come un ostacolo, o qualcosa di cui liberarsi, e, quindi, hanno reazioni diverse ad essa, che vanno dal netto rifiuto alla sua accentuazione.

Alcune famiglie adottive negano accanitamente la differenza culturale e somatica tra genitori e figlio, altre attribuiscono ad essa la causa delle sue difficoltà  relazionali e di adattamento, altre ancora, invece, riconoscono e accettano le differenze come parte integrante della storia familiare. Alcuni genitori, quindi, chiedono al figlio adottivo di adeguarsi subito al nuovo stile di vita, essi “ritengono che egli debba divenire al più presto simile ai coetanei bianchi, perdendo quel bagaglio di abitudini e valori che lo rende diverso e che sembra rendere ancor di più evidente la sua appartenenza ad un’altra origine”.

Per lo stesso motivo cercano di minimizzare le differenze che il figlio fa loro notare, cercando di nasconderle anche a loro stessi. Così facendo, però, non fanno altro che essere ambigui e contraddittori nei confronti del bambino, essi gli dimostrano sì affetto, ma non per quello che lui è, cioè un bimbo dal colore della pelle diverso, ma per quello che potrebbe diventare, e cioè un bel bambino bianco. I genitori chiedono, in questo modo, al figlio di rinunciare alla sua identità passata per cercare almeno di assomigliare ai suoi coetanei bianchi.

La non valorizzazione della cultura di appartenenza del bambino è un grave errore, da parte dei genitori adottivi, che può compromettere la costruzione dell’identità del piccolo. Infatti, sappiamo che per un bambino straniero adottato è più facile inserirsi nel nuovo ambiente culturale se i propri genitori accettano e valorizzano la sua cultura d’origine e se lo aiutano ad integrarla con la nuova. “I bambini adottati, se non accettati pienamente nella loro diversità e non valorizzati in essa, possono sviluppare stereotipi positivi verso gli appartenenti alla razza dominante e negativi verso gli appartenenti alle minoranze razziali e di conseguenza non riuscire ad accettare la propria origine”.  I genitori adottivi hanno, quindi, il gravoso compito di guidare i loro piccoli verso l’assunzione di una identità multietnica. Ma, per fare ciò, devono essere loro, in prima persona, liberi da pregiudizi verso l’etnia di appartenenza del bambino e verso la diversità in generale.

Chi si avvicina all’adozione internazionale deve sapere che la cosa più importante, per una buona riuscita dell’adozione in Colombia stessa, è quella di prendersi cura della differenza attraverso la valorizzazione delle diverse storie di genitori e figli, delle diverse culture d’origine, delle evidenti differenze somatiche se esistenti. Negare queste differenze è un grosso rischio che impedirebbe al figlio la costruzione della propria identità.