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I genitori: le motivazioni

 

La maggior parte delle coppie che adotta un figlio straniero non ha figli biologici. La condizione di infertilità della coppia è, quindi, alla base della scelta del percorso adottivo. “È estremamente importante che le famiglie che ricorrono all’adozione siano riuscite ad assumere la propria sterilità. Non elaborata, negata o pseudo-riparata, essa può condizionare i rapporti con l’adottato”.

Nella maggior parte dei casi la scelta di fondare una famiglia adottando un bambino non è frutto di una pianificazione, non è una scelta che è stata prevista dalla coppia all’inizio del loro percorso insieme, ma è piuttosto una scelta obbligata, una risposta agli eventi imprevisti della vita che sicuramente richiede un lungo processo di adattamento.

Queste coppie hanno bisogno di essere aiutate a superare la frustrazione che deriva dall’impossibilità di avere dei figli per poter realizzare una buona adozione. Può accadere, infatti, che “il bambino adottato non riesca a sanare una ferita ancora aperta e dolorosa, che possa addirittura essere oggetto di inconscio rifiuto in quanto simbolo vivente di una sofferenza non ancora superata”.

Il superamento della delusione per la scoperta della propria sterilità è necessario per fare della scelta dell’adozione in Colombia una scelta consapevole e serena che porterà i genitori adottivi ad accettare il nuovo arrivato incondizionatamente e a poter affrontare in modo efficace le difficoltà legate all’inserimento di un bambino straniero in un nuovo nucleo familiare. Prima di arrivare alla scelta dell’adozione in Colombia la coppia che scopre la propria infertilità, per evitare di considerare in futuro il bambino adottato come un sostituto di quel figlio tanto desiderato, deve necessariamente passare attraverso un lungo e doloroso percorso che comprende il superamento di diverse fasi caratterizzate ognuna dalla prevalenza di uno specifico sentimento: la sorpresa, il rinnegamento, la rabbia, l’isolamento, la colpa, la depressione, il dolore ed infine la risoluzione. La ferita conseguente alla scoperta della propria sterilità è, infatti, molto profonda e di difficile elaborazione, perché impone alla coppia l’accettazione della perdita di una capacità legata alla propria identità sessuale e sociale, che la stessa coppia vive come la morte di una parte di sé. Per poter elaborare questa esperienza così sconvolgente, la coppia deve riuscire a superare il rimpianto per un figlio impossibile ed evitare di considerare come bisogno primario quello di avere un figlio ad ogni costo.

I coniugi devono imparare a tollerare questa mancanza, solo facendo così possono essere pronti ad accogliere un figlio generato da altri. Solo così, la scelta adottiva può essere considerata non una scelta compensatoria ad una perdita subita, né una forma di terapia della coppia per allontanare la sofferenza, ma una scelta fondata sul recupero di una dimensione affettiva, in cui è possibile progettare l’inserimento di un bambino, in cui è possibile maturare il desiderio di prendersi cura di un figlio.

Le coppie che hanno già dei figli biologici e desiderano adottare un bambino sono un numero esiguo rispetto alle coppie senza figli. Le motivazioni all’adozione, in questo caso, possono essere diverse. Il desiderio di un altro figlio può nascere, ad esempio, dall’impossibilità di portare a termine un’altra gravidanza per problemi di salute o perché si è troppo avanti con gli anni, oppure dal bisogno di riempire il vuoto lasciato dai figli ormai grandi, e in misura minore da intenti filantropici.

I genitori adottivi, come il bambino, giungono, quindi, alla scelta dell’adozione con alle spalle una situazione personale spesso non risolta. La decisione di adottare un bambino dovrebbe arrivare, comunque, dopo aver fatto la considerazione che non vi sia differenza tra l’allevare un figlio proprio e uno adottivo. Ma spesso i coniugi, anche inconsciamente, ritengono la paternità e la maternità adottive inferiori a quelle biologiche.

È importante, invece, che i genitori adottivi siano convinti del fatto che “essere nati da”, non corrisponde ad “essere figlio di”. Come abbiamo avuto già modo di sottolineare, l’ammaternamento non è legato in sé e per sé alla procreazione. Sono le figure genitoriali, indipendentemente dal fatto che siano o meno i genitori biologici, a far sì che il bambino si sviluppi in modo normale. E la maternizzazione è l’insieme dei comportamenti attraverso i quali il bambino fa diventare una donna la propria madre. Lo stesso avviene con l’appaternamento, anzi possiamo dire che i padri adottivi sono più presenti di quelli biologici, perché partecipano, fin dall’inizio, insieme alla moglie, alla scelta dell’adozione. Bisogna, quindi, sfatare il mito dell’esclusività del legame di sangue, perché genitori non si nasce , ma si diventa.